Struttura e obiettivi

Il percorso della Scuola come viaggio. Ti invitiamo a leggere attentamente!

Immaginate di cominciare un viaggio. State esitando e non sapete se iscrivervi o meno alla scuola di counseling ad indirizzo buddista di Pomaia.

 

Vogliamo darvi alcune informazioni su “cosa vi aspetta” se deciderete di fare la strada con noi.

Il processo di iscrizione è graduale. Lo abbiamo strutturato così perché crediamo sia importante. All’inizio ci sarà un referente che vi accompagnerà nel verificare se il corso di Pomaia è quello che voi cercate. Scopo di questa fase è spiegare meglio che cosa caratterizza il nostro corso e verificare se potreste trarne beneficio.

 

Sappiate che il corso è centrato principalmente sull’esperienza diretta più che sulla teoria. Grosso modo la divisione sarà 70 a 30.

Chiediamo l’impegno di arrivare fino in fondo in modo da permettere di creare nel gruppo quella fiducia che sappiamo essere cruciale per lavorare insieme. I vostri compagni di viaggio, cioè gli altri studenti, creeranno con voi lo spazio che sarà valorizzato come luogo stabile e sicuro nel quale ci si può apertamente e costruttivamente confrontare per crescere.

L’intenzione di questo scritto è di spiegare, per quanto possibile, il percorso nel quale vogliamo sostenervi durante i prossimi tre anni.

Cominceremo, nel primo anno, con l’esplorare cosa significa ascoltare se stessi: fermarsi, respirare, osservare il flusso mentale ed intuire, trovare, riscoprire uno spazio, una ampia stabilità interiore, luminosa e chiara. Forti di questa intuizione, di questa potenzialità, durante il primo anno affronteremo trasversalmente, nei diversi moduli, vari insegnamenti di buddhismo che indicano la strada per stabilizzare in noi questa esperienza. Significativa in questo senso sarà l’esperienza dei 4 giorni di ritiro di meditazione dove potremo immergerci più in profondità in noi stessi e nell’esplorazione dei nostri condizionamenti.

Parallelamente per mettervi progressivamente in grado di gestire una relazione che sia in grado di accompagnare l’altro nello sviluppo delle sue risorse e potenzialità, cominceremo ad esplorare cosa significa “essere con“, quali sono le caratteristiche della relazione, cos’è la sofferenza, e cosa vuole dire ascoltare

in consapevolezza.

Per vedere in prospettiva noi stessi e la nostra storia, offriremo degli spunti sui processi evolutivi che ci accompagnano da quando siamo bambini, vulnerabili ed affidati alle cure degli altri a quando da adulti cerchiamo di sviluppare la capacità di amare noi stessi ed essere responsabili delle nostre azioni.

Dal punto di vista teorico affronteremo elementi di psicologia comparata, ossia confronteremo la visione buddhista della mente e della relazione con quella delle grandi scuole di pensiero nella psicologia occidentale: in particolare l’approccio analitico psicodinamico, cognitivista comportamentale, umanistico e transpersonale.

In sintesi questo primo anno sarà centrato sul rapporto del futuro counselor con se stesso e sull’importanza di lavorare su di sé per essere in grado di mettersi a disposizione dell’altro.

 

Nel secondo anno entreremo più in profondità nella sacralità della relazione con l’altro. L’intenzione è di attrezzarci con la capacità e le tecniche necessarie per stare con l’altro anche quando la salita è ripida e sembra di essere arrivati ad un vicolo cieco. Ossia darci gli strumenti per aiutare il nostro cliente a continuare il suo viaggio: quindi bussola e mappa delle stelle e del territorio.

Il lavoro è centrato sul sapere come gestire e lavorare con le emozioni del cliente, come rispecchiare, visualizzare e aiutarlo a chiarirsi ciò che sente/pensa/vede, come risuonare con l’altro e, laddove adeguato, come adottare un approccio di problem solving.

Di nuovo, saranno gli insegnamenti di buddhismo a rappresentare la colonna portante della nostra comprensione del territorio sia interno che esterno, cioè della psiche individuale da un lato e del senso della propria vita e della relazione dall’altro. Nello specifico studieremo la figura del Bodhisattva come colui

che impersonifica le qualità transpersonali che vogliamo sviluppare e praticheremo le meditazioni per lo sviluppo delle qualità della mente e del cuore che sostengono il processo della relazione d’aiuto sia nel counselor che nel suo cliente..

Per dare la possibilità di distinguere quando invece si tratta di problematiche che esulano dalle competenze del counselor verranno proposte alcune nozioni base di psicopatologia. Anche nel secondo anno ci sarà un ritiro.

Per riassumere, il secondo anno sarà centrato sulla relazione con il prossimo e sulla responsabilità che deriva dall’instaurare una relazione d’aiuto. Di nuovo il gruppo sarà la palestra nella quale ci alleneremo a vedere l’altro con occhi e mente presenti.

 

Il terzo anno, che conclude il percorso base di formazione, si focalizzerà sul sostegno che vi daremo per iniziare a lavorare e incontrare clienti veri con l’intenzione di aiutarvi a superare le difficoltà che inevitabilmente sorgono in questa fase. Gli strumenti formativi principali saranno la pratica del tirocinio e la supervisione .

Il tirocinio si svolge in strutture esterne alla scuola ( secondo la scelta dell’allievo) e rappresenta la possibilità di effettuare un contatto con il campo del vostro operare: un campo di azione, di lavoro, dove si riflette il campo interiore-mentale del vostro essere counselor .

La supervisione si affianca al tirocinio ed è un ulteriore strumento formativo per apprendere e sviluppare sia le competenze tecnico-professionali che le competenze relazionali: l’essere con l’altro con professionalità, con genuina e sensibile apertura e con padronanza degli strumenti del counseling al fine di

garantire l’efficacia progressiva del vostro intervento oltre che la sicurezza e l’incolumità sia vostra che dei vostri clienti.

Inoltre affronteremo le tematiche etiche e deontologiche del rapporto con il cliente.

Anche in questo ultimo anno ci sarà un ritiro e molta attenzione sarà dedicata alla dinamica di conclusione del processo formativo con l’intenzione di sensibilizzare il counselor alle tappe parallele nel rapporto con il cliente.

Il proposito è quello di condurvi, dopo questi tre anni, ad un nuovo simbolico punto di partenza.

Il punto dal quale, riconoscendo la sacralità della relazione d’aiuto e le splendide potenzialità di guarigione crescita e trasformazione insite in essa, vogliate continuare a percorrere questa strada che, nella nostra esperienza, continua per tutta la vita.