Lavorare su mente e cuore per incontrare la spaziosità

Rilassamento, vigilanza e radicamento nel corpo come mezzi per aumentare la vitalità Il radicarsi nel corpo, ancor più quando sostenuto dal lavoro psicocorporeo (yoga, qi qong, kum nye o approcci psicocorporei occidentali) ha come effetto non trascurabile un rinnovato senso di vitalità e benessere, che è la manifestazione dell’equilibrio tra mente e corpo. Questa vitalità e qualità sensibile ed energetica rafforza la capacità di concentrazione e sostiene ulteriormente il lavoro ella consapevolezza. Questo non è solo fine a se stesso, come mezzo per stare bene, ma è di cruciale importanza nei momenti difficili, in cui la pratica si fa impegnativa e l’indagine interiore ha da esplorare aree significative di sofferenza interiore.
Il training all’osservazione della mente e la fondamentale funzione della disidentificazione: un nuovo senso di sé al di là del concetto di sé La pratica di familiarizzazione con la mente e gli stati mentali offre diversi strumenti per l’utente della relazione d’aiuto. Aprirsi all’osservazione della mente comporta l’apprendimento di un metodo di indagine introspettiva e la scoperta di un modo nuovo di relazionarsi alla propria esperienza interna. Per quanto riguarda il cliente nella relazione di aiuto questo significa acquisire delle abilità per gestire il proprio mondo emozionale e per far fronte alla confusione mentale. Queste abilità e risorse si rifanno principalmente alla spaziosità della consapevolezza, al carattere di motivazione e impegno, alla caratteristica del coraggio di esplorare ed essere in contatto ed infine alla funzione della disidentificazione: così è stata definita all’interno del modello della psicosintesi la capacità di distanziarsi dai contenuti della mente e del corpo (siano essi sensazioni, emozioni, pensieri, desideri, ecc) riconoscendo che essi continuamente si trasformano, non hanno carattere di permanenza e sostanzialità e in ultimo non sono il sé.
In termini di relazione d’aiuto questo offre l’importante possibilità dell’apprendere a dimorare in altri luoghi interiori, al di là dell’identificazione con il pensiero e con il corpo, al di là dell’ego.
Nell’ambito della relazione di aiuto integrata con la consapevolezza si ritiene quindi che l’esperienza intensiva e continuativa della meditazione sia uno strumento particolarmente efficace per affinare le diverse qualità interiori ed interpersonali dello operatore della relazione di aiuto e per garantire l’efficacia degli interventi centrati sulla consapevolezza. Le diverse qualità che abbiamo citato, unitamente ad altre come ad esempio l’impegno entusiastico, la gioia compartecipe e la pazienza, danno forma a un modo di essere con l’altro che crea una dimensione relazionale centrata sulla presenza e sulla compassione, un campo interpersonale che ha la caratteristica di facilitare lo sviluppo del potenziale umano e la trasformazione della sofferenza. Secondo questi modelli non è tanto l’insegnamento della meditazione ad essere importante nella relazione di aiuto quanto l’essere in una relazione meditativa con l’altro, all’interno della situazione clinica o di relazione d’aiuto in senso lato.